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GIUSEPPE CELI

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Come potrai immaginare, Giuseppe, mi sento molto più vicino alle tue
"Combine painting", la dove un certo pop e un certo ready-made convivono e
aggrediscono prepotentemente (anche se fondamentalmente tu sei un "fottuto"
esteta, come avrebbe potuto dire Mattia Moreni, uno dei miei più cari
maestri). Quindi, questa serie di opere, è totalmente sdoganata dal mio
senso arcaico e selvaggio del porsi in arte. Ben altra questione sono i tuoi
mix tecno-citazionisti-colti. In essi si coglie (a parte le influenze di un
background culturale anni 60 e 70, quel tanto più o meno concettuale - ma
nessuno è mai figlio a se stesso, anche se Rimbaud ce l'ha voluto far
credere) ... dicevo, in tale opere si coglie una velata nostalgia percossa
da un tramestio (inquieto) volutamente figlio di una società dell'immagine e
delle spettacolo. Ma... e un ma c'è sempre... si salvano, ancora una volta,
merito la tua sapienzialità (e non ironizzo) e la tua dimensione rivolta al
sublime (il tuo Assoluto, del resto). Sono indubbiamente lavori
accattivanti, a tratti "ruffiani" (nell'accezione alta del termine - ... e
come non ricorrere all'oro, alchemicamente e dandysticamente parlando?), che
non desiderano stupire-colpire, ma accarezzare, e ci riescono. Anche la
scelta dei soggetti (a tergo) rivela il grande piacere che ti dà l'arte,
divenendo, essa, icona totale della tua identità. Sono, quindi, lavori
altamente "identificativi", se vogliamo entrare in categorie care a Johann
Gottlieb Fichte o a Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (non a caso un
aristocratico) come ben sai grandi sostenitori dell'Idealismo Estetico.
GIAN
RUGGERO MANZONI
... Celi è un artista di continua giovinezza creativa, sa coniugare un
incontenibile senso della ricerca ed in pari misura un determinato confronto
dei mezzi espressivi. La sua vivacità artistica copre un ampio campo di
indagine, passando dalla pittura realista all'informale con richiami più o
meno diretti alle ultime tendenze artistiche internazionali, delle quali la
sua anima inquieta e controcorrente è curiosa e interessata indagatrice.
Sono infatti riconoscibili, nelle sue opere, i riferimenti con la Pop Art
americana e italiana, il Nouveau Rèalisme, l'Arte Povera, le tracce della
poetica dadaista e metafisica e la frequentazione dell'arte informale,
specie dell'informale materico, di formazione europea, peculiare di tanta
cultura visiva italiana del periodo postbellico: l'eccletticità della sua
produzione bene trasmette la complessità dei suoi interessi intellettuali,
che lo muovono sulla via di una ricerca, sia contenutistica che formale.
Le opere di Celi rappresentano la rottura nei confronti della tradizione, l’
urlo inquietante in opposizione all’ignoranza, la denuncia di quelle logiche
perverse di mercificazione che corrompono il processo artistico e lo privano
di quella purezza che dovrebbe rappresentare il suo fondamento, la sberla ai
conservatori e la conseguente lacerazione di regole e comportamenti. Lacerazione
come impresa perentoria e critica che apre nuovi passaggi alla comprensione
e alla connessione tra arte e vita. Non conta più ciò che si trova in
apparenza ma, semmai, l’aspetto slegato e frammentato di una dimensione
esistente destinata a trasformarsi sotto lo sguardo corresponsabile
dell’osservatore. Le opere di Celi risultano così vere e proprie metafore di
se stesse, in una ambiguità che tiene conto dell’universale e
dell’utopistico, dell'imprescindibile e del temporaneo, del consueto e del
nuovo, del reale e del virtuale, dell'apparente e dell'invisibile, della
storia e della memoria.
T. M.
“... Celi is an artist of continuous creative youth; he can
combine an uncontainable sense of research and a particular comparison of
expressive means. His artistic vivacity covers a wide sphere of research,
moving from the realistic to the informal painting, with references to the
last international artistic tendencies, which his troubled mind investigates
with curiosity and
interest.
In his works you can recognize references to the American and Italian Pop
Art, Nouveau Rèalisme and Arte Povera, signs of dadaistic and metaphysical
poetics and the habitual reading of informal art, especially of the informal
pertaining to matter, of European education, peculiar to the post-war
Italian visual culture. The eclecticism of his production conveys the
complexity of his intellectual interests, which move him towards a kind of
research both informal and relating to context. Celi’s works represent
the break with the tradition, the alarming scream against ignorance, the
condemnation of the perverted logic of commodification which corrupts the
artistic process and deprives it of that purity which should be its own
foundation, the slap to conservatives and the consequent tearing of rules
and behaviours. Tearing considered as a peremptory and critical deed which
opens new ways to the understanding and connection between art and
life. What really matters is not what you can find in appearance but
the untied and fragmented aspect of an existing dimension, destined to
change under the jointly responsible eyes of the observer.
Celi’s works are real metaphors of themselves, in an ambiguity that
considers the universal and the visionary, the unescapable and the
temporary, the usual way and the new, the real and the virtual, the visible
and the invisible, history and memory...”
T. M.
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"Unknown
Voyage (Unknown Voyage)"
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