GIUSEPPE CELI

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

   

 

I quadri che Celi presenta in questa mostra on-line appartengono ad un genere di pittura ben definito: still life. Si tratta di una esibizione strutturata in una serie di lavori appartenenti ad un ciclo intitolato dall'artista stesso "Il teatro delle cose".  Nature morte di oggetti in un angolo di stanza, questo il motivo che intona la mostra. Ammassi silenziosi, patetici. Ammassi che non stanno lì per una dimessa contemplazione, quanto come un monito; monumenti ad una idea di pittura che evidentemente a Celi pittore preme in modo particolare. Ci troviamo in un angolo dello studio; con altrettanta evidenza si tratta di materiali che con la pittura hanno a che fare, che sono entrati ed usciti da altre tele e che hanno fatto da attori, testimoni protagonisti o comparse in questo o quel racconto dipinto. Messi in scena, tutti insieme, sottolineano una stratificazione, un accumulo, una apparente caoticità: si configurano come una sorta di personali wunderkammer del silenzio ed evocano con tutta evidenza il solo sentimento di una attesa. Questi interni, unitamente alle periferie allucinate e neometafisiche di Celi risultano così vere e proprie metafore di se stesse, in una ambiguità che tiene conto del prima e del dopo, della storia e della memoria, dell'apparente e dell'invisibile.                                                                                                                         Tommaso Migliaccio

 


 

Attrezzi del pittore,1999

Olio su carta incollata su tavola - cm 100x80

 

 

Oggetti nello studio e carte

2003, Olio su tela - cm 100x80

 

 

Oggetti nello studio e manichino

2003, Olio su tela - cm 80x80

 

 

Macchina fotografica e lettere, 2002

Olio su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Ombra proiettata su un quadro di Lucian Freud

2003, Olio su tavola - cm 80x100

 

 

Nudo di Lucian Freud nello studio

2003, Olio su tavola - cm 110x100

 

 

Nautilus e foglie secche

2003, Olio su tela - cm 80x60

 

 

Giornali e oggetti sulla sedia,2003

Olio su tela - cm 80x60

 

 

Scaldino, lettere e cose,2003

Olio su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Zucca, carte e rosa appassita, 2003

Tempera su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Lettere, conchiglia e scatola con oggetti ,2003,

Olio su tela - cm 50x60

 

 

Fiori nell'acqua, 2003,

Olio su tela - cm 45x55

 

 

Melone, giornale e cose, 2003

Olio su tela - cm 40x55

 

 

Aringa nel piatto, 2002

Olio su carta incollata su tela - cm 35x55

 

 

Conchiglia, lettere e cose, 2003

Olio su tela incollata su tavola - cm 40x55

 

 

Oggetti sul tavolo, 2002

Olio su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Lavabo - (part.), 2003

Olio su tavola - cm 100x80

 

 

Interno con lavabo. 2003,

Olio su tavola - cm 100x50

 

 

Cassetta di legno e cose, 2002

Tempera su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Scatolina di latta e oggetti sul tavolo, 2002

Tempera su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Cianfrusaglie nella valigia, 2002

Olio su tela incollata su tavola - cm 60x80

 

 

Ciotola, gessetti e lettere, 2002

Tempera su carta incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Oggetti e lettere, 2002

Olio su tela incollata su tavola - cm 40x50

 

 

Indumenti appesi nello studio, 2003

Olio su tavola - cm 100x80

 


  • Opere in Collezioni private

 

Contenitori di uova, cose e fotografia sul tavolo

2003, Olio su tela - cm 70x80

 

 

Stampa di Dürer , lettere e macchina fotografica

2003, Olio su tela - cm 80x50

 

 

Oggetti sul tavolo e quadro

2003, Olio su tela - cm 120x90

 

 

Scatola di legno e quadro di A. Lopez Garcia

2003, Olio su tavola - cm 80x70

 

 

Violino incartato con nudo sulla parete

2003, Olio su tela - cm 85x80

 

 


 

  • cosa dicono

La sfida del quotidiano. Ecco qual è la difficoltà per un artista che, optando per un'assenza dell'uomo dal suo spazio, deve necessariamente essere figurativo. Il suo punto di vista e di resa formale scaturisce da un'abitudine e una frequentazione con il quotidiano, con ciò che rappresenta. Il suo punto focale non è come il nostro, avvezzi come siamo agli oggetti che ci circondano nella loro semplicità ed essenzialità: uno specchio, un tavolo, una sedia, gli attrezzi del mestiere artistico. Lo sforzo che il pittore compie va al di là delle nostre percezioni e sensazioni, in uno stato di concentrazione e sfida perenne con tutto quello che lo circonda, come un cacciatore che mira ad un mondo fenomenico assolutamente statico e semplice e tuttavia pronto ad eclissarsi. Giuseppe Celi punta su se stesso e la sua capacità d' intelligere il vissuto, il quasi sospeso nell'attesa del momento immediatamente successivo, cerca una sua via iterando nature morte per descrivere con una tavolozza variegata l'assolutezza visiva, pur nella rarefazione di ciò che appare. Celi non vuole essere un fotografo pittorico o un iper-realista. La sua tecnica e le sue tematiche vogliono semplicemente tradurre in un linguaggio consono alle sue esperienze artistiche e culturali la sua chiarezza e la sua onestà intellettuale, rendendo passioni e "visioni", atmosfere e segni con la pittura. Lo spazio a lui familiare, il suo mondo operativo, gli attrezzi propri dell' attività artistica (pennelli, tavolozza. . .), il silenzio-assenza, sono concepiti e costruiti per indicare a noi, spettatori distratti del mondo fenomenico, di cosa necessita all'artista. Si comincia così a comprendere che l'apparente desolazione, l'irruenza del vuoto e del silenzio nello spazio pittorico sono gli elementi essenziali da cui scaturisce l'immagine, nuda, essenziale, senza ulteriori elementi che turberebbero un equilibrio che è già nella realtà che circonda il pittore. C'è tutta una filosofia e una visone delle cose dietro ad ogni soggetto rappresentato, di cui si vuole cogliere l'intima essenza, al di là di una semplice ed illusoria "resa realistica", fedele forse apparentemente come una fotografia. Celi si pone sopra un piano ideale, pone distanze e manifesta una certa propensione al disinteresse e al disincanto, ricorrendo sempre, però, a rigorose composizioni frutto di un'armonia tra icasticità delle visioni, sempre nette, nitide, ritagliate, e l'intimo bisogno di una collocazione assoluta, ordinata, di relazione, tra ciò che appare. Il suo sentire, il suo voler guardare oltre le cose che appaiono, il suo andare oltre il fenomenico lo spingono a mirare agli oggetti e a fissarli sulla tela prima che essi mutino, gli sfuggano, diventino fantasmi, non più evocabili. Ma il tutto si può realizzare a condizione di andare oltre e giocare con l'assenza/presenza, con la luce e i volumi e i toni molteplici prodotti dalla variabilità di essa. Il senso esistenziale ed estetico che traspare dalle opere di Celi, rimanda ad altre lezioni di vita del panorama artistico di tutti i tempi (penso tra tutti a Vermeer). La resa del quotidiano si attua per evocazioni che trovano la loro forma compiuta nel realismo, che però è il mezzo che vuole suggerire un percorso che dal mondo fisico conduca ad una sovraddimensione, alla metafisica. Di essa si coglie una testimonianza, quasi una sorte di reliquia, in alcune opere, come per esempio in quella dove compaiono dei manichini, con un richiamo intimamente sentito a Morandi e Casorati. Giuseppe Celi è un artista figurativo che sa essere se stesso, senza cedere a lusinghe o a mode, ha una sua visione del mondo, una sua coerenza e limpidezza, ma pur tuttavia la sua filosofia e il suo punto d'osservazione del mondo ne fanno una figura enigmatica ed emblematica. L'interesse che suscita nello spettatore è sempre vivo per una curiosità immaginativa che evocano le sue rappresentazioni che, lungi dall'esaurirsi, acquisiscono vigore e nuova vitalità dalla molteplice ed universale varietà del tema di natura morta. Le sue rappresentazioni, dunque, esprimono il paradosso della vita, fatta di mutevolezza e ripetitività, stasi e movimento, squarci di luce e banalità, assenza e presenza, suggestione e sentimento, gioia e sofferenza. Una sorta di commedia (o forse di tragedia) che si svolge sotto i nostri occhi in ogni istante nello spazio circostante e che solo l'artista, un artista come Celi sa essere, senza compromessi, ci rende intelligibile e vero.

ALFREDO RUGA 

 


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 FURIO DI CASTRI  è l'autore del brano in sottofondo

"Evening song (EVENING SONG)"


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